Posts Tagged with "me"

Posted on Nov 18, 2013 at 5PM permalink

Ho scoperto che non è che non piango più perchè sono diventata una stronza insensibile a tutto, ma semplicemente perchè ho dei problemi con la lacrimazione. Gli stessi problemi che ogni tanto fanno incrociare tra loro le righe dell’autostrada.
Quindi da oggi non sono più stronza e insensibile, ma non fidatevi di me se vi offro passaggi.

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Posted on Nov 5, 2013 at 10PM permalink

Questa roba che cosa è? Non è amicizia. Non è amore.
Io e te siamo legati. Siamo legati in maniera indissolubile.
Io non posso fare a meno di te, tu non puoi fare a meno di me.
Eppure quando siamo insieme ci sopportiamo a malapena, smettiamo di ascoltarci dopo due minuti, addirittura ci annoiamo e poi ci rinfacciamo di non essere in grado di tenerci compagnia.

Questo come si chiama?

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Posted on Nov 5, 2013 at 11AM permalink

(Source: ianverbeek)

53 notes • reblogged from limaotto 5 months ago
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Posted on Oct 31, 2013 at 12AM permalink

È che quando le cose vanno male, vanno male tutte insieme, non ne può mica andar male una per volta. Non sia mai. Che succede poi se si danno il cambio perfetto come in una staffetta e vanno avanti all’infinito? No, no, molto meglio quando vanno male tutte insieme ché almeno durano poco.
Ovviamente il pensiero è valido sempre tranne quando le cose stanno andando male. Quando stanno andando male, cioè adesso, c’hai solo i coglioni pieni e non vedi l’ora di uscirne e manco ti interessa in che modo.

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Posted on Oct 26, 2013 at 1PM

il villaggio della miniera abbandonata di Monte Narba.

Si ha l’impressione di osservare un formicaio abbandonato. I primi piani sono ormai coperti dalla valanga di detriti che col tempo sta inghiottendo il villaggio. Eppure qui un tempo era attiva una grossa miniera. Circa 900 operai lavoravano su chilometri di gallerie: quattordici diversi livelli che andavano fino a 500 metri di profondità.

Già conosciuto nel Settecento, a partire dalla metà dell’Ottocento quello di Monte Narba divenne uno dei principali giacimenti di piombo e argento d’Italia. Il villaggio venne costruito nel 1864, quando la miniera fu concessa alla Società Lanusei. Era una vera e propria piccola cittadina: c’era il telefono, l’energia elettrica, le case per gli impiegati e i dirigenti, un ospedale, la falegnameria e l’officina meccanica. Gli edifici hanno subito molto crolli e questo rende difficile l’esplorazione degli interni, soprattutto per quanto riguarda Villa Madama, il bellissimo palazzo alto tre piani del direttore.

Ma nell’edificio che ospitava l’ufficio amministrativo è ancora possibile ammirare le pareti e i soffitti affrescati, opera di un maggiore austriaco. Gli affreschi risalgono al 1916 quando, durante la prima guerra mondiale, qui venne ospitato un contingente di prigionieri austriaci. E il maggiore, per vincere la noia, diede libero sfogo alla sua arte abbellendo questi palazzi. Vederli oggi, a un secolo di distanza, è particolarmente impressionante, soprattutto per il contesto di totale abbandono e decadenza nel quale si trovano. Nonostante decenni di esposizione alle intemperie, conservano ancora colori vividi.

A fine Ottocento, a causa dell’impoverimento dei filoni e della concorrenza di altre miniere argentifere, la miniera entrò in crisi. Alcuni cantieri furono chiusi ma si continuò con la ricerca nella speranza di scoprire altri filoni. In seguito la miniera passerà di società in società, ma probabilmente la sua fine era già arrivata prima che il nuovo secolo avesse inizio. Nel 1935 venne revocata la concessione. Da lì, l’abbandono definitivo.
Nel villaggio si impiantò un’azienda agricola e forse l’ultima testimonianza di quel periodo è un trattore completamente arrugginito e in parte coperto dai detriti che si trova in quella che un tempo era l’officina della miniera.

Ci sono stata a fine agosto (e poi ho tenuto il post nelle bozze perchè ho la memoria di un cardellino), e in effetti la descrizione è corretta. Non è possibile esplorare la parte di miniera, le gallerie, ma molte costruzioni di quello che era il villaggio sono praticamente intatte. Vi è la casa degli operai (possibile arrivare al primo piano, ma non uscire sul ballatoio) con ancora le vasche della lavanderia e il forno per il pane (davvero perfettamente intatto!), e dove doveva esserci l’ufficio amministrativo, una volta evitate le mucche (hei, io son di città, non sono abituata a stare in una stanza con delle mucche!) si può esplorare la casa fino al secondo piano. Gli affreschi sono al primo piano, ogni stanza un motivo diverso, ogni stanza un camino (suggerisco di non attraversare le stanze in diagonale), il secondo piano invece è molto più spoglio (oltre ad essere praticamente a cielo aperto). Tutto questo fatto con un nano che da fuori (mica son scema che me lo porto in un edificio pericolante!) chiedeva ogni due secondi “sei viva mamma? sei caduta?”.

Però ora gli è rimasta la fissa delle case abbandonate.

21 notes 5 months ago
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Posted on Oct 25, 2013 at 11AM permalink

Sto vivendo in punta di piedi, mi muovo cautamente cercando di non dar fastidio al karma in attesa che le cose (e le persone) si muovano e prendano posizione. Sto qui e col mio passo felpato mi aggiro per la casa in attesa di.

Nel frattempo il mondo attorno continua a vivere, gioire, piangere, ridere e tutte quelle cose lì.

Sto cautamente bene nel mio vivere ovattato senza bisogno di nulla. Mi manca un abbraccio e un abbraccio arriva, in questo mondo basta desiderare le cose e le cose compaiono.
Ieri lo desideravo molto e ho passato una serata tra divano cibo spazzatura coccole massaggi risate e abbracci di quelli che scaldano non solo il cuore.

Oggi desidero che il cuore vada a posto, che la voglia di studiare torni e che il sonno passi.

Posted on Oct 1, 2013 at 12AM permalink

Per me è ufficialmente iniziato l’inverno.

È iniziato perché il nano ha la tosse e so che mi terrà compagnia tutte le notti almeno fino a maggio.
È iniziato perché la domenica si prepara rigorosamente la torta di mele.
È iniziato perché passo (dovrei passare) le mie serate libere in casa a studiare.
È iniziato perché invece di asciugare i capelli li intreccio e al mattino saluto le vertebre cervicali bestemmiando.
È iniziato perché ho un nuovo pigiama.coi gatti.

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Posted on Sep 10, 2013 at 9PM permalink

A gennaio stavo studiando per il primo giro di esami. C’era un giro di amicizie, un gruppo di supporto, una valvola di sfogo, un piccolo paradiso, tutto in una sola chat su facebook. Mentre studiavo diritto commerciale la conversazione proseguiva e io sentivo il telefono bippare e mi spicciavo a finire il capitolo perché gli accordi erano che potevo divagare un pochino solo tra un capitolo e l’altro.
Ora dto studiando di nuovo diritto, regionale stavolta, e il telefono bippa e io ho accordi solo con me stessa per non controllarlo in continuazione.
Be’, gli accordi con me stessa non funzionano e pensare a gennaio non migliora le cose.

Posted on Aug 25, 2013 at 11PM permalink

Il post post

Posted on Aug 25, 2013 at 10PM permalink

E niente. C’erano una ragazza col coltello, quella “sembri più giovane!” un tot di uomini con lo stesso taglio di capelli (?) e una continentale. 

C’era della salsiccia.
E della birra.

C’erano le etichette e le spille da balia per far finta che fossero etichette.
C’era cibo, e se dici “condividiamo la merenda” non ti aspetti di mangiare e poi tornare a casa con il necessario per la colazione (e cena. e fame chimica notturna) per i successivi tre giorni.

C’era un prato.
E delle anatre. Un sacco di anatre.

C’era la mia eterosessualità, definitivamente abbandonata alla vista della cameriera (ma già stava pensando di andarsene da un paio di mesi).

C’era un’organizzatrice che non sa organizzare nemmeno se stessa. Che non sa chi aspettare e dove. Che non sa nemmeno dove e come sono i posti in cui sta organizzando. Però, oh, ci ha provato, e in qualche modo forse c’è pure riuscita.
(riconosciamo il merito al co-organizzatore, e a tutti quelli a cui ho scassato le palle con domande assurde, ma anche a chi si è fidato di me ed è venuto davvero a cagliari :P)

C’era gente che seguo da un sacco di tempo, c’è stato che ho imparato “spistiddarsi”, ci sono state chiacchiere di vario genere, ed è forse stato uno dei meetup più culturalmente elevati a cui abbia mai partecipato (complice l’orario pomeridiano suppongo). Si è parlato di divise, fiducia, studi vari ed eventuali, libri, un sacco di libri, davvero tanti libri, e si è ovviamente parlato delle mie vocali apertissime.

Ecco, io so che sto lontana e tutte quelle cose lì, ma mi piacerebbe passarlo più spesso un pomeriggio così.

(il ritorno in macchina aveva una colonna sonora pessima, discorsi bellissimi e complicatissimi fatti solo nella mia testa e ciao Fuffino)

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