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Bellissimo.
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Lollove ha la sua leggenda, che dice che le monache del convento, cacciate via dopo che una di loro fu accusata di farsela con un pastore, maledirono il paese: “Lollove as a esser chei s’abba è su mare: no as a crescher nen parescher mai”.
Siamo stati in questo paesino (in verità frazione di Nuoro, non paese a sè), costituito da poche case, perlopiù in pietra, rimasto com’erano gli antichi borghi rurali. Le poche case abitate hanno affianco ruderi abbandonati, non ci sono costruzioni nuove, non ci sono vere e proprie strade. La via principale era il letto di un ruscello, ora è una stradina di ciottolato. Ci sono una ventina di abitanti tra cui un prete gentilissimo, l’unico che abbiamo incontrato e che ci ha “raccontato” la sua chiesa, seicentesca, con delle statue di san biagio, santa maria maddalena e sant’eufemia, e con degli archi a sesto acuto in trachite rossa davvero carucci (si notano i miei studi architettonici, vero?). Non ci sono negozi, narrano di una locanda (ma sono informazioni del 2009 e io non l’ho trovata). Lollove è raggiungibile da due vie, entrambe segnalate su cartina. La prima indicata dalla SS 131 ed asfaltata, l’altra una lunga e tortuosa strada sterrata, che alla 131 passa sotto. Lollove è pieno di piante di fichi e di rovi di more (noi siamo entrati in un rudere e ne abbiamo mangiate un po’, dolcissime).